Bergamo Jazz Festival, organizzato dalla Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo, è una rassegna musicale unanimemente considerata, da pubblico e stampa (nazionale ed estera), uno dei più prestigiosi appuntamenti jazzistici italiani (e non solo), vetrina privilegiata sul mondo del jazz internazionale e delle sue diverse componenti stilistiche, attraverso artisti di rilievo assoluto, protagonisti di una musica che si è conquistata di diritto la definizione di «universale», e come tale riconosciuta dall’UNESCO.

Restato immutato nel tempo il suo naturale respiro internazionale, il festival ha via via consolidato anche il proprio legame con il territorio, attraverso una rete di collaborazioni con associazioni culturali e imprenditoriali che col tempo è andata infittendosi. Una particolare attenzione è rivolta, soprattutto, a quelle associazioni che sono punto di riferimento culturale dei giovani. Bergamo Jazz si pone, dunque, in una prospettiva di apertura e di innovazione: nei programmi del festival è sempre evidente il rapporto dialogico fra tradizione e innovazione, che si riflette anche nella scelta dei luoghi deputati ai concerti, spazi abitualmente frequentati dai giovani e spazi che simboleggiano il patrimonio storico e culturale della Città.

Dal 2017 Bergamo Jazz è membro di I-Jazz, associazione nazionale che riunisce i principali festival jazz italiani e che è punto di riferimento del MIC – Ministero della Cultura per le politiche di intervento a favore del mondo del jazz italiano. L’entrata in I-Jazz è ulteriore testimonianza del desiderio di fare rete, di avviare un confronto con altre realtà nazionali che operano nel medesimo settore.

La storia del festival jazz di Bergamo è lunga ed è suddivisibile in due parti: la prima dal 1969 ai primi anni Ottanta con la denominazione di Rassegna Internazionale del Jazz e l’organizzazione dell’Azienda Autonoma per il Turismo, la seconda dal 1991 in avanti sotto l’insegna di Bergamo Jazz e l’egida del Comune di Bergamo e del Teatro Donizetti (oggi Fondazione Teatro Donizetti), depositari del marchio “Bergamo Jazz Festival”.

Varata nel 1969, la Rassegna Internazionale del Jazz promossa dall’Azienda Autonoma di Turismo debuttò al Teatro Donizetti il 21 marzo con un programma di tre giorni, così raccontati dal giornalista Franco Fayenz, decano della critica jazz italiana: «Ricordo il mio arrivo nel giardino a fianco del teatro, in tempo per vedere Roberto Polillo che fotografa Cannonball Adderley, mezzo sdraiato su una panchina e avvolto in uno di quei pellicciotti in voga allora: la foto diventerà celebre. Così come ben ricordo quelle tre sere primaverili quando ci ritrovammo in pochi, troppo pochi, nella platea del teatro ad ascoltare il quartetto e la big band di Giorgio Gaslini, l’orchestra di Maynard Ferguson e il quintetto di Cannonball».

Dopo quell’esordio coraggioso, il festival conobbe una crescente, inarrestabile popolarità fino al 1978, anno in cui  l’organizzazione di allora, dopo il trasferimento dal Teatro Donizetti al più capiente Palazzetto della Sport, decise di chiuderlo, anche per via del contesto politico – sociale dell’epoca che direttamente o indirettamente si stava riflettendo sulle manifestazioni musicali, incluso lo stesso festival jazz di Bergamo.

Tra il 1969 e il 1978 si avvicendarono sul palcoscenico del Teatro Donizetti prima e del Palazzetto dello Sport poi artisti, oltre a quelli della prima edizione, del calibro di Keith Jarrett, Gerry Mulligan, Charles Mingus, Art Ensemble of Chicago, Max Roach, Art Blakey, John Surman, Paul Bley, Herbie Hancock, Archie Shepp, Lee Konitz, Oregon, Dizzy Gillespie, Dewey Redman, Joe Henderson, Nucleus, Martial Solal, Jean-Luc Ponty, il gruppo Circle (con Anthony Braxton e Chick Corea), Ben Webster, Jan Garbarek, Elvin Jones e tanti altri. Nutrita anche la presenza italiana: da Enrico Rava a un esordiente Gianluigi Trovesi, da Giorgio Gaslini a Guido Mazzon, Mario Schiano ed Enrico Pieranunzi.

È inesauribile la raccolta di preziosi aneddoti e ricordi che ben rappresentano la rassegna dei primi anni e, trasversalmente, tracciano un insolito ritratto socio-politico. Nel 1973, l’allora giovane pianista Keith Jarrett tenne uno dei suoi primi concerti in solitudine e fu un trionfo. A notte fonda, il pianista raggiunse l’Hotel Moderno per una jam session e suonò inaspettatamente la batteria assieme al bassista e al pianista del quintetto di Freddie Hubbard. Il ricordo di quella jam rimarrà indelebile nella memoria dei pochi fortunati presenti. E se di sera e di notte stupì con la sua musica, di giorno Jarrett si fece fotografare per le strade e le piazze di Città Alta: quegli scatti di Roberto Masotti faranno il giro del mondo sulla copertina dell’album «Treasure Island» e in vari libri.

Scriverà anni dopo sempre Franco Fayenz: «La rassegna scoppiò letteralmente nelle mani degli organizzatori – la cui esperienza e competenza, nel frattempo, andavano crescendo – e il meraviglioso teatro Donizetti non bastò a contenere il pubblico sempre più folto, e talvolta minaccioso: erano diventati di moda gli “sfondamenti politici”». Anni tumultuosi, nei quali la rassegna continuò ad ospitare i protagonisti della scena jazzistica internazionale: nel 1974 arrivò l’Art Ensemble of Chicago, in una delle primissime apparizioni italiane, e la temperatura già calda diventò incandescente; lo choc fu forte e ci fu chi non resse alla provocazione, mentre i cinque mimavano in perfetto silenzio la gestualità di un’orchestra di jazz tradizionale o si gettavano in un ritmo forsennato, sciamanico. Fu un altro episodio indimenticabile.

Chiusa l’esperienza del Palazzetto dello Sport, la cui acustica non era certo ideale per il jazz e  per la musica in generale, l’Azienda Autonoma per il Turismo ripropose, in versione più ridotta, la Rassegna Internazionale del Jazz per altre due volte, nel 1982 e 1983, all’Auditorium del Seminario, dedicandole rispettivamente alla rielaborazione di una melodia popolare bergamasca (con la partecipazione di improvvisatori europei coordinati da Gianluigi Trovesi)   e al jazz orchestrale (con l’Orchestra della RAI e diversi solisti ospiti).

La Rassegna Internazionale del Jazz seppe gettare un seme che fu raccolto nel 1991, dopo una lunga pausa – in attesa che gli animi si raffreddassero – da Bergamo Jazz, gestito direttamente dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo e dal Teatro Donizetti. Tra il «vecchio» e il «nuovo» festival c’è dunque un legame ideale, naturale, inscindibile: la continuità è evidente anche sotto il profilo artistico, in virtù di un ampio spettro propositivo, specchio fedele delle molteplici anime che da sempre coesistono nel mondo del jazz.

Sul palcoscenico del Teatro Donizetti, tornato ad essere sede del Festival, sono quindi arrivati altri artisti importanti: da Ornette Coleman (in duo col pianista tedesco Joachim Kuhn) a Michel Petrucciani (che nel 1995, durante il bis, fu vittima di una delle tante fratture ossee che scandirono la sua fragile vita), da un ben ritrovato Art Ensemble of Chicago a John Scofield, da Gato Barbieri a Jim Hall, da McCoy Tyner al trio di Paul Motian (con Bill Frisell e Joe Lovano), da Michael Brecker a John Zorn, da Jan Garbarek (prima in trio e poi con l’Hilliard Ensemble) a personalità storiche come i sassofonisti Benny Golson e George Coleman, solo per fare qualche nome.

Dal 2006 la Direzione Artistica di Bergamo Jazz viene programmaticamente affidata a un musicista di rilievo internazionale, con l’obiettivo di portare la manifestazione anche in altri spazi della città. Dal 2006 al 2008 ha svolto questo compito il pianista e compositore statunitense Uri Caine, che si è rivolto con particolare attenzione alla scena statunitense chiamando Steve Coleman, Roscoe Mitchell, Butch Morris e Branford Marsalis, ma aprendo in maniera significativa anche al latin jazz: un nome su tutti, quello del cubano Chucho Valdés.
Dal 2009 al 2011 la direzione artistica è passata sotto la gestione di Paolo Fresu e i riflettori si sono spostati in prevalenza sul jazz del Vecchio Continente, senza tuttavia trascurare nomi storici, come Ahmad Jamal. Fresu ha approntato programmi trasversali con ospiti come Gilberto Gil, uno dei maestri della musica brasiliana, e una coppia di veri stilisti come il pianista Chick Corea e il vibrafonista Gary Burton; con gli incontri a distanza tra il talento vulcanico di Stefano Bollani e l’estro di Frank Zappa  e tra la sensibilità moderna del pianista Enrico Pieranunzi e il genio del più grande clavicembalista barocco, Domenico Scarlatti; con il funk del trombonista svedese Nils Landgren e la raffinata musicalità di un maestro del jazz europeo, il trombettista polacco Tomasz Stańko.

A Fresu ha fatto poi seguito Enrico Rava, in una linea di sostanziale continuità che dal 2012 al 2015 ha visto la presenza di grandi musicisti sostenuti dal plauso della critica internazionale: maestri del pianoforte come Brad Mehldau, Jason Moran e Craig Taborn, della tromba come l’ancora giovane ma già esperto Ambrose Akinmusire, del sassofono come Tim Berne, protagonista della scena newyorkese fin dai primi anni Ottanta. Si ricordano, inoltre, una rivelazione come il trio The Bad Plus, la pianista e compositrice Myra Melford e una delle menti più lucide del jazz italiano, Stefano Battaglia.
L’ultima direzione artistica di Dave Douglas è iniziata nel 2016. Il programma della prima edizione di Douglas ha voluto dichiarare fin da subito quanto il jazz sia una musica viva, realizzata da una molteplicità di voci che esprimono una continua evoluzione: i pianisti Geri Allen e Kenny Barron, entrambi di rara eleganza espressiva; la virtuosa clarinettista israeliana Anat Cohen e uno dei portabandiera del jazz sudafricano, il batterista Louis Moholo-Moholo; gli esplosivi scandinavi Atomic e il giovane batterista Mark Guiliana, scelto da David Bowie per il suo ultimo album, «Blackstar». Per l’edizione 2017 di Bergamo Jazz,  lo stesso Dave Douglas ha introdotto diverse novità, prima fra tutte “Scintille di jazz”, rassegna dedicata ai nuovi talenti,  la cui cura il musicista americano ha voluto affidarla al sassofonista bergamasco Tino Tracanna, che da tempo è coordinatore dei corsi di jazz del Conservatorio “G. Verdi” di Milano, nonché titolare di un corso di jazz presso il Conservatorio di Bergamo. Questa rassegna, che ha ospitato con successo giovani jazzisti dell’area lombarda, bergamaschi inclusi, si è svolta in vari luoghi di Città Bassa e Città Alta. Così come altri appuntamenti del Festival, svoltisi per la prima volta anche all’Accademia Carrara e alla Biblioteca Angelo Mai,  due simboli della cultura della Città di Bergamo. Oltre che al Teatro Donizetti, concerti si sono svolti, come ormai da consuetudine, al Teatro Sociale e all’Auditorium di Piazza della Libertà.  Tra gli altri, si sono ascoltati il duo Bill Frisell-Kenny Wollesen, la violinista Regina Carter, il pianista Enrico Pieranunzi con la Brussels Jazz Orxchestra, i gruppi di William Parker, Francesco Bearzatti e Marilyn Mazur. Pieno successo hanno raccolto anche le solo performance di Evan Parker ed Ernst Rejseger. Il 2018 è stata la 40esima per il festival: per una ricorrenza così speciale la Fondazione Teatro Donizetti e il musicista americano Dave Douglas, al suo terzo incarico di Direttore Artistico di uno degli eventi musicali più amati non solo dai bergamaschi, hanno quindi allestito un programma articolato e variegato, alla cui realizzazione hanno contribuito numerose Istituzioni e realtà associative attive in ambito culturale e imprenditoriale. Due gli eventi concepiti espressamente: l’ultimo dei concerti al Creberg Teatro, che ha visto eccezionalmente uno fianco all’altro i quattro Direttori Artistici di Bergamo Jazz dal 2006 in avanti – nell’ordine Uri Caine, Paolo Fresu, Enrico Rava, Dave Douglas –, e una mostra fotografica che ha fatto rivivere momenti salienti del Festival. Nell’ultimo anno di sua Direzione Artistica, Dave Douglas ha quindi dedicato un focus alla musica africana, proponendo i concerti dello storico sassofonista del Camerun Manu Dibango e della vocalist ivoriana Dobet Gnahoré.

L’ultima sera dell’edizione 2019 di Bergamo jazz, lo stesso Dave Douglas ha presentato al pubblico il suo successore: la cantante Maria Pia De Vito. Oltre che per il suo vasto e prestigioso curriculum artistico, Maria Pia De Vito è stata scelta dalla Fondazione Teatro Donizetti per il lavoro svolto dal 2016 al 2018 come consulente della sezione jazz del Ravello Festival, uno dei più importanti festival di musica classica a livello mondiale. Annullata l’edizione 2020 a causa del sopraggiungere della pandemia Covid 19, Bergamo Jazz ha avviato una serie di iniziative in streaming a sostegno dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, incluso un concerto della cantante israeliana Noa tramesso su canali social internazionali e anche su RAI 1. L’attività concertistica è poi ripresa nell’estate del 2020 e poi nel giugno 2021 con alcuni appuntamenti legati alla riapertura del Teatro Donizetti e quindi con l’edizione del festival eccezionalmente riposizionata a settembre. A quest’ultima hanno partecipato, tra gli altri, Tigran Hamasyan, il quintetto di Dave Douglas e Franco D’Andrea, il trio di Marcin Wasilewski, la Lydian Sound Orchestra diretta da Riccardo Brazzale, con David Murray e Hamid Drake ospiti.
La direzione artistica di Maria Pia De Vito è proseguita nel 2022 e 2023, anni in cui il festival ha ulteriormente consolidato la propria presenza in città, coinvolgendo nuove location come il Teatro Sant’Andrea e la Sala Piatti, ambedue in Città Alta.
Nel 2022 sono stati ospiti del Teatro Donizetti il trio del pianista Fred Hersch con special guest Enrico Rava, Jeff Ballard “Fairgrounds”, Brad Mehldau in piano solo, il vocalist Michael Mayo, il pianista cubano Gonzalo Rubalcaba con la cantante connazionale Aymée Nuviola. Al Teatro Sociale si sono invece ascoltati il trio del pianista Vijay Iyer, il quartetto del batterista romano Roberto Gatto e il quartetto “Giornale Di Bordo” con Antonello Salis, Gavino Murgia, Paolo Angeli e Hamid Drake. I concerti programmati in altri spazi della città hanno avuto come protagonisti: la pianista greca Tania Giannouli, Jakob Bro/Arve Henriksen/Jorge Rossy Trio, la chitarrista statunitense Ava Mendoza, il Régis Huby Quintet, Gabriele Mitelli-Rob Mazurek Star Splitter Duo, il Trio Correnteza. Sempre nel 2022 Bergamo Jazz ha iniziato a festeggiare ufficialmente l’International Jazz Day, patrocinato dall’UNESCO, con un concerto del gruppo “NRG Bridges” composto da Gianluigi Trovesi, Andrea Ferrari e Adalberto Ferrari, organizzato a Ponte Nossa in collaborazione con UniAcque, società che gestisce il servizio idrico di Bergamo e provincia e uno dei partner principali della Fondazione Teatro Donizetti.

Nel 2023, anno di “Bergamo Brescia Capitale Italiana della Cultura”, Bergamo Jazz ha ideato un progetto speciale chiamato Panorchestra, un’orchestra di giovani talenti diretta da Tino Tracanna, che si è esibita successivamente anche al Teatro Grande di Brescia. Bergamo Jazz 2023 ha ospitato: Amaro Freitas in piano solo, David Linx con Leonardo Montana, Nik Bärtsch sempre in piano solo, il gruppo Oliphantre composto da Francesco Diodati, Leïla Martial e Stefano Tamborrino, Dan Kinzelman, Django Bates, il trio composto da Ernst Reijseger, Harmen Fraanje e Mola Sylla, Simone Graziano, Rosa Brunello e Camilla Battaglia in duo, i Mixmonk (Joey Baron, Bram De Looze, Robin Verheyen), Paolo Fresu insieme a Rita Marcotulli, Cécile Mclorin Salvant, Lakecia Benjamin con il progetto “Phoenix”, Hamid Drake con il progetto “Turiya: Honoring Alice Coltrane”, con special guest Shabaka Hutchings, Richard Galliano con il suo “New York Tango” Trio, Richard Bona, Francesco Chiapperini. Nell’estate dello stesso anno sono stati organizzati tre concerti al Lazzaretto con Stefano Bollani, gli Snarky Puppy e Pat Metheny.

Nel 2024 la direzione artistica di Bergamo Jazz è passata da Maria Pia De Vito a Joe Lovano, sassofonista e compositore di assoluto rilievo internazionale, che ha voluto dare un’impronta personale al festival con uno sguardo sia alla tradizione del jazz che a sue proiezioni future. Nel suo primo anno di mandato, Lovano ha invitato: Dave Burrell, Danilo Perez con John Patitucci e Adam Cruz, il Fabrizio Bosso Quartet, la poetessa Moor Mother, John Scofield, Miguel Zenon, Naissam Jalal, Bobby Watson, Don Moye, con un progetto esclusivo che ha celebrato i 50 anni dal primo concerto dell’Art Ensemble of Chicago a Bergamo, Federica Michisanti con Louis Sclavis, Ana Carla Maza, Abdullah Ibrahim, il Modern Standards Supergroup, il duo Emanuele Cisi/Salvatore Bonafede. Per l’International Jazz Day si è tenuto infine un concerto del pianista Simone Graziano sulle Mura Venete, bene tutelato dall’UNESCO.

È importante sottolineare che da tempo Bergamo Jazz è punto di riferimento di altre realtà cittadine, come il festival cinematografico Bergamo Film Meeting, con il passaggio di testimone tra i due festival, il Festival Danza Estate e il Centro Didattico Produzione Musica, che ogni anno cura gli incontri rivolti agli allievi delle scuole primarie e secondarie. Dall’anno del suo varo, il 2017, la sezione “Scintille di Jazz” ha continuato poi ad essere una vetrina per i giovani talenti.

Bergamo Jazz fa parte di I-Jazz, associazione che riunisce oltre 80 festival jazz distribuiti in tutto il territorio nazionale, e della rete di festival ecosostenibili “Jazz Takes The Green”.